Avvenire: L’intesa non risponde alle nostre aspettative – Intervista
Serafini (Snals-Confsal): le cifre vanno considerate al lordo e non al netto; dalla mancanza di chiarezza sulle procedure alle sanzioni disciplinari ai criteri di assegnazione dei plessi.

C’è stato un “no” condiviso dalla base, che ha seguito quasi in presa diretta l’andamento dell’incontro all’Aran». Elvira Serafini, segretario nazionale dello Snals-Confsal, il maggior sindacato autonomo della scuola, è serena per quel rifiuto di formare «un contratto che non abbiamo potuto analizzare in modo approfondito e il cui testo è andato viavia modificandosi nel corso del pomeriggio di giovedì e della notte». Neppure la stanchezza di quella trattativa notturna a Roma l’ha fermata dal raggiungere ieri pomeriggio Taranto per un incontro.

Perché lo Snals ha detto no alla forma di un contratto così a lungo atteso?

Perché non risponde affatto alle aspettative di una categoria che è in sofferenza da molto tempo. Speravamo in risposte forti e capaci di ridare dignità all’intero comportato dei lavoratori della scuola. Ma non è stato così. Il contratto che ci hanno proposto per la firma non ci convince nè dal punto di vista normativo e neppure da quello economico. Oggi si sparano tante cifre, senza precisare che il tutto è comunque da considerare al lordo e non al netto».

Quali sono i punti del contratto che ritenete più indigesti?

La lista è davvero lunga e ho cercato di sintetizzarla in un documento con il quale motiviamo il nostro no alla firma. Difficile indicare quali siano i più indigesti. Lo sono tutti: dalla scarsa considerazione del ruolo degli organi collegiali alla permanenza obbligatoria nella stessa sede per un triennio facendo diventare soggettiva la mobilità, cioè legata alla data dell’incarico attribuito dal dirigente scolastico,
E l’elenco continua guardando all’università, alla ricerca e all’intero personale docente.

Se questo è il giudizio sulla parte normativa, chissà quello sulla parte economica!

Le cifre di cui si sta parlando – dagli 80 ai 110 euro – sono sempre al lordo e che al netto diventano davvero ridicole. Di certo sono molto più basse rispetto alle aspettative di una categoria che attendeva la chiusura del contratto da ben nove anni e che si vede riconoscere un piccolo aumento, irrisorio.

Dunque bocciatura su tutta la linea. Ma ora cosa farete?

Non aver firmato è stato un gesto di coraggio, ma non potevo sottoscrivere questo contratto che tradisce non tanto le nostre aspettative di Snals, quanto quelle dell’intero comparto della scuola. È stato un atto di rispetto nei confronti della nostra base che ha seguito passo dopo passo questa trattativa, a tratti anche snervante e frustrante, e ci ha sostenuto anche in questa scelta di non firmare, come ho potuto constatare dalle centinaia di mail e messaggi che sto ricevendo in queste ore. E siamo già pronti a cambiare le cose nel 2019, visto che dopo nove anni di attesa abbiamo firmato un contratto che scadrà tra nove mesi.

COMUNICATO

CONTRATTO SCUOLA – SNALS CONFSAL: POSITIVI RISCONTRI DALLA BASE ALLA MANCATA FIRMA

Già nel corso delle assemblee tenute dallo Snals il 9 febbraio, indette per illustrare il programma del sindacato per l’elezione delle RSU del 17-19 aprile e raccogliere le candidature, i partecipanti hanno manifestato la loro forte convinta adesione alla decisione di non sottoscrivere l’ipotesi di accordo sul rinnovo contrattuale siglato, nella mattinata di ieri all’Aran, da altre sigle sindacali.

“Ho appreso con grande soddisfazione – ha dichiarato il Segretario Generale Elvira Serafini – che il personale è dalla nostra parte perché ha compreso che non potevamo firmare un contratto che non rispetta la dignità di quanti lavorano nella scuola, nell’università, negli enti di ricerca, nelle accademie e nei conservatori”.

“Non potevamo firmare un contratto – ha continuato Serafini – che per la parte normativa è peggiorativo perché riduce gli spazi dell’autonomia didattica, quella della contrattazione per le RSU, della mobilità che deve essere un diritto non comprimibile”.

“Per quanto riguarda poi la parte economica – ha continuato Serafini – non si può spacciare per una vittoria l’aver spostato parte del bonus nella contrattazione. Non cambia la sostanza della questione da noi posta: non c’è un euro in più nella retribuzione di quanto già esistente. Erano altri gli impegni che avevamo chiesto al governo, e non da ora. Avevamo chiesto lo stanziamento di risorse aggiuntive indispensabili per una vera valorizzazione delle professionalità che operano nel comparto e non le abbiamo avute”.

“Ora si tratta di proseguire con coerenza questo percorso – ha concluso Serafini – con il sostegno di tutta la categoria che ringrazio per la solidarietà che ci sta manifestando, anche con le numerose disponibilità che stiamo avendo per le candidature nelle nostre liste per le elezioni delle Rsu”.